Questo weekend ho avuto la fortuna di partecipare ad un seminario sull’integrazione tenuto dalla Dott.ssa Marie Rose Moro,  psichiatra per i bambini e gli adolescenti, psicoanalista, Dottoressa in medicina e in scienze umane. Scrittrice, di formazione filosofica, e attuale leader dell’etnopsicanalisi e della psichiatria transculturale in Francia. (http://www.marierosemoro.fr/index.php?option=com_content&task=view&id=30&Itemid=44)

 

Il suo intervento, all’interno di una giornata intitolata “BAMBINI MIGRANTI A SCUOLA: UN INCONTRO POSSIBILE”  mi ha stimolato ad una riflessione personale sui concetti di diversità, integrazione e, non di meno, sul mio modo di lavorarmi e interfacciarmi con queste molteplici realtà.

 

Le situazioni che ci troviamo di fronte oggi a scuola, nei nostri studi di terapia, nella realtà quotidiana dal supermercato al parco giochi, sono le più varie: una miriade di tasselli colorati che fanno parte di un affascinante mosaico che è la società di oggi. La realtà è cambiata radicalmente negli ultimi vent’anni (da quando facevo le elementari io all’incirca..), ma noi, come abbiamo vissuto questo cambiamento? CI siamo realmente evoluti?
Questa è stata la domanda che più mi sono chiesta al termine di questo seminario. Mi sono sempre ritenuta una persona aperta, ho vissuto esperienze di vita in climi multiculturali che mi hanno sicuramente agevolata nella mia visione del mondo, eppure.. eppure mi rendo conto che ho le mie rigidità, che ancora molto ho da imparare e c’è da imparare sui tanti tasselli che compongono la realtà moderna fatta di climi multietnici, di famiglie tradizionali e non, di costumi, tradizioni, usi e culture che mai come prima, vengono a contatto. 
Così, riprendendo quanto detto dalla Dott.ssa Moro, vi è la necessità di rivedere il nostro concetto di cultura, non tanto come una cosa statica, immobile e immutabile, ma come un contenitore ampio e disponibile all’assorbire il nuovo, senza lasciare nulla fuori a causa di paure e preconcetti. Questo è il grande cambiamento che dobbiamo a mio avviso fare: permettere alle altre culture di accingere al nostro “contenitore culturale” e accedere anche noi, reciprocamente, ai mille contenitori che ci circondano, per influenzarci, per imparare, per conoscere e per poter dire : “Diverso?! Da chi??”.

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